Siamo greci di Nat Scammacca

Scopo principale di una cultura è cercare che l’individuo realizzi se stesso. Quando, nel corso degli eventi, l’uomo perde la consapevolezza di se stesso, viene sopraffatto, sottomesso e la sua resistenza, la sua stessa vita viene annullata. E’ successo cosi al siciliano; egli ha perduto la coscienza di ciò che è e si è fatto sopraffare dalla gente del Nord; inoltre nel vano tentativo di amalgamarsi con gli italici latini, egli ha perduto il suo orgoglio di razza. Così almeno sembra. Ma se approfondiamo la nostra indagine, è chiaro vedere nel siciliano una innata resistenza di cui egli non è consapevole e che esprime inconsciamente. Avete mai visto un siciliano mettersi in fila disciplinatamente davanti allo sportello di un ufficio o alla fermata dell’autobus? Nel traffico del Nord, quali auto avete visto fare un sorpasso arbitrario se non quelle con le targhe del Sud? Gli Italici-latini, i nazionalisti fatti di perbenismo scambiano questa innata resistenza per indisciplina, e perché no, per poca educazione, trattano il siciliano da sottosviluppato, ma non sanno che si tratta invece di un individualismo che il siciliano ha ereditato dalla civiltà della Magna Grecia. Il siciliano, prima di essere arabo (come affermava Cali), normanno o latino, fu greco, costruì parte delle città stato, conobbe la democrazia diretta. Siracusa, Agrigento, Trapani, Segesta ecc… furono città che si governarono da sole e che a mano a mano i latini tentarono di far scomparire per soddisfare una aggressività di razza propria negli italici latini. E se è vero che il fascismo esiste ancora nel senso organizzativo e nazionalista, esso può esistere soltanto nel Nord, perché il greco del Sud respinge per natura l’unità, egli ha in se degli anticorpi che lo aiutano a rigettare il nazionalismo intransigente, la collettività di una nazione ‘ moderna assoggettata a grandi corpi economici e  industriali.

L’uomo del Sud, il greco che è in lui, segue col suo occhio quella linea dell’orizzonte che unisce il cielo al mare e sa nel suo intimo di essere fedele soltanto alle sue cose. Scenderà in paese e in un solo pomeriggio incontrerà tutto il suo mondo, discuterà j nel suo forum-loggia, ma fino a quando non prenderà la consapevolezza completa di ciò che è, rimarrà ancora legato e sopraffatto. Il giorno in cui sarà cosciente della cultura della propria razza, allora saprà ribellarsi, ergersi nel suo io per non prostituirsi più ai primi venuti. Il siciliano non potrà mai – in verità non l’ha fatto nemmeno nel passato – entusiasmarsi per un ideale collettivo in quanto non comprende il grande amore per la nazione. Egli è disgregato, è orientato verso l’unità più piccola della società, è geloso della sua roba che per lui vale più di i ogni istituzione nazionale. Irrimediabilmente, il siciliano ubbidirà nel suo intimo a una legge greca, rimanendo fedele alla sua famiglia prima che alla nazione, della sua società di paese, prima che a quel- j la regionale e sarà fedele alla sua regione prima di rispettare un parlamento nazionale.

Gli entusiasmi verso la collettività che gli mancano, egli li ritrova nella volontà locale. Questa caparbia provinciale che fa andare in bestia quelli del Nord è la Ribellione, la Protesta a quanto c’è di gran de nell’classe dirigente. E’ individualismo che darà una nuova cultura fatta di Resistenza e di Protesta.

Nat Scammacca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *