Quando il signor colonnello diventa poeta

Scrittori Controluce  Luigi Fiorentino

Ha sessant’anni ma non li dimostra il siciliano di Siena, Luigi Fiorentino, che, nato a Mazara del Val lo nel 1913, abita nella città di Santa Caterina e di Federico Tozzi oramai da moltissimo tempo, in essa alacremente operando come scrittore, come docente universitario, come organizzatore culturale.

Prima di diventare professore, e dignitario delle patrie lettere. Fiorentino è stato ufficiale di carriera: e qualcosa di civilmente militaresco permane anche adesso nel dinamismo scattante della sua sempre giovanile figura, come d’altronde nei metodi e nello stile del suo attivismo misuratamente solerte e saggiamente programmato.

La letteratura costituisce evidentemente per lui una vocazione profonda, una passione di quelle a cui si finisce col dedicare per intero la vita, un impulso mo rale che vuol essere assecondato non soltanto in termini di creazione solitaria ma anche in termini ‘ associativi e in senso lato politici.

La politica letteraria seguita da Fiorentino s’inquadra storicamente nel eli ma post-ermetico del «realismo lirico». A questo clima può essere ricondotta la rivista «Ausonia» fondata e diretta da Fiorentino, con le varie collane editoriali che si proponevano di perseguirne la presenza e di amplificarne la voce.

Per quanto la capacità di durata del «realismo lirico» fosse soggetto a limiti temporali piuttosto ristretti, resta il fatto che entro quei limiti Luigi Fiorentino è riuscito a mettere insieme e a tenere in piedi un movimento letterario tra i consistenti del nostro dopoguerra, movimento cui hanno collaborato critici come Francesco Flora e Bruno Maier, e poeti come Giuseppe Villaroel, Adriano Grande, Corrado Govoni, Elpidio Jen- co.

Anche nella scelta dei ’nuovi’, Fiorentino ha mostrato di avere la mano felice, pubblicando per esempio nella collana «Orfeo» alcuni validi testi di Francesco Masala e di Francesco Boneschi. Né va dimenticato che spetta a Fiorentino il merito della scoperta di un giovanissimo, Fran cesco Di Pilla, destinato a entrare più tardi nello «Specchio» mondadoriano.

Come poeta in proprio, Fiorentino ha percorso un itinerario esemplarmente coerente, da «Basalto» a «Cielo e pietra», da «Sentimento di Grecia» a «Occhio rosso occhio verde» e alle geniali interpretazioni teocritèe.

Un acuto critico suo conterraneo, Giuseppe Zagarrio, ha adoperato per lui una formula che ci pare particolarmente calzante : la formula della «sintesi lirica dei sentimenti».

E’ infatti questo potere di sintesi che dà alla poesia di Fiorentino la sua caratteristica attitudine a trasferire la vissuta intensità degli affetti, per condensazione e per sublimazione, nella nitida sfera dei miti.

Si veda per esempio la stupenda lirica intitolata «Transito di cicale»:

«… Solo il vento carezza la mia spoglia, – e i fili d’erba e un’ombra… – Domani sarò preda delle rondini, – preda delle formiche sotto il cielo, – se fatta d’ aria non sarò nell’aria. – Ma tra le fronde resta la mia voce, – canteranno per me le mie sorelle’».

Questa intensità e fermezza d’accento non può non essere indicativa di una dirittura interiore che è praticamente un tratto essenziale della personalità poetica di Fiorentino. Da qui deriva il perentorio cinismo di certi nitidi muniti fìorentiniani come il seguente:

« Nostra madre è nell’Ellade, – o compagni d’Europa che inseguite – le parvenze del vivere. ».

Ed è perfettamente naturale che alla fine l’immagine del poeta si levi alta e serena in un gesto di schietta e risentita fierezza:

« Onore, orgoglio, orgoglio dell’onore: – con questo fuoco antico sono un uomo, – e nella moltitudine cammino ».

RUSTICHELLO

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