Incontro a Palermo con il celebre autore di «Glenlee» Nat Scammacca

La Poesia di Nat Scammacca

PALERMO, giugno — «Nat Scammacca è nato a Brooklyn nel 1924 e ha combattuto come pilota nell’ultimo conflitto mondiale. Dopo essersi laureato in lettere, filosofia e pedagogia, si è trasferito in Italia: oggi vive

a Trapani e insegna a Palermo. Ha pubblicato libri di versi e ha tradotto Martin Luther King».

Le poche righe apparse

su «Epoca» nella rubrica «Antologia di un poeta» che in quell’occasione accoglieva, per l’appunto, tre poesie di Nat Scammacca scelte tra quelle contenute nel volume «Glenlee», ci danno un’idea approssimativa del personaggio e niente della sua irruenza, niente della sua umanità, del suo gusto per la polemica che ama condurre con candore.

L’indomani, con una emicrania pienamente meritata mi accadrà, in treno, di rileggere le pagine del suo libro, questo volume esile edito da Giuseppe Di Maria al quale hanno posto mano, per la traduzione dall’inglese, due poeti e che viene presentato da un terzo: Fiore Torrisi.

Il libro comprende alcune pagine che ci avevano favorevolmente impressionato allorché apparvero nella scarna ed essenziale traduzione di Emanuele Mandarà su un altro numero di «Epoca» e nel fortunato — oggi introvabile — libro, edito da Celebes, apparso col titolo «Una stagione d’amore». Tra queste la bellissima lirica Cancer, tradotta in maniera impareggiabile.

L’altro traduttore di «Glenlee» è Santo Cali, felice soprattutto nei rendersi nei versi in italiano la nota cantilenante della «Ninna nanna di mezzanotte».

Con «Glenlee» ci troviamo di fronte ad un libro di autentica poesia. Le sue pagine vibrano di delicate emozioni ed è vivo in esse il senso della famiglia, primo nucleo di amore-tormento, che molti poeti hanno disimparato

  1. disdegnano. E’ vivo in esse lo scorrere della stagioni e il senso della solitudine che attraverso
  2. giorni leviga la vita sino a ridurla sottile come cristallo: il desiderio di accendere un fuoco nella notte, di risvegliare segni di bellezza inesprimibile: il desiderio di una casa con dolcissimi angeli che attendono: l’esilio e quanto comporta di pena; i pensieri d’amore che come foglie tenere e verdi trafiggono le ombre della morte e della notte — campana silenziosa e cava — che costringe a sognare di un Natale.

Indubbiamente, per molti. questo e un aspetto nuovo della poesia di Nat Scammacca di cui erano note, attraverso altre pubblicazioni. i ciclostilati di battaglia e i numerosi recitalIs. i componimenti di ispirazione sociale nati nell’esaltante \atmosfera dell’impegno sociale senza colpi bassi o meschinerie.

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Lo vado a trovare a Palermo ove insegna e, assaggiando due qualità di vino — . una bottiglia viene da Catania e l’altra da Trapani — parliamo delle sue poesie. Non ci .accorgiamo del tempo che passa e solo a vino finito ci risolviamo a guardare l’orologio. Si e fatto tardi.

l’Antigruppo si e assunto, ricchi di civile sdegno che a volte, però, si spingeva, in equilibri arrischiati, a quei limiti ove facilmente la poesia confonde le sue acque con la oratoria e benché spesso si salvino le buone intenzioni, non sempre con esse si salva la poesia, che può essere tutto, cantare di tutto purché non venga mai meno a se stessa.

Non si vuole disconoscere con questo il pregio di taluni componimenti ove l’impegno civile — componente primaria nel carattere di Nat Scammacca — raggiunge una tensione massima e l’umanità di cui il nostro autore e tanto ricco esplode

Ci viene in mente a questo proposito la lirica Per i piccoli figli di Dio che è tra le pagine più belle del volume «Ombre di luce» (ediz. Celebes) e forse tra le cose più valide espresse in poesia negli ultimi tempi.

Ma tornando a «Glenlee» ove notiamo una dolcezza nuova. e quasi acquietata l’antica rabbia

  • senza- con questo archiviare il ricordo dei lavoratori dei campi che aiutano il grano a crescere o le prigioni piene del delitto / dei non abbienti — ci pare legittimo il discorso su questa forma di testimonianza. una testimonianza di amore che in un mondo ove odio e morte infieriscono, assume un valore di resistenza.

«E’ questo nostro un tempo adatto alla poesia?»

  • si chiedeva anni fa Mario Gori. e rispondeva che essa non può morire. Noi non chiediamo e non rispondiamo: sappiamo che ogni tempo, ogni stagione dell’uomo ha bisogno di ritrovare l’essenza dell’umanità stessa, che pur se lanciata alla conquista di nuovi spazi non può scordarsi del suo cuore antico. E Nat -Scammacca e un poeta, vogliamo dire con questo che. come tutti i poeti, conserva nel suo cuore il lievito del mondo futuro, il lievito per un grande pane di spe ranza da spartire tra gli uomini.

CARMELO PIRRERA

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