Immagine Filosofica di Nat Scammacca

Sabato sera sono stata invitata dal Prof. Serina a cena, nel contempo mia donato il suo ultimo lavoro su mio padre con dedica “Nat Scammacca Poeta e filosofo della scienza”, un corposo volume edito Edizioni Arianna, contenenti passi degli scritti  di Nat Scammacca  spiegati ed illustrati in maniera capillare  dal Prof. A. Serina. Lo scritto vuole dimostrare quello che avevo anticipato in vari post su Facebook, sulla sanità mentale dello scrittore di casa ed identifica la metodica dalla scomposizione di concetti complicati in metodi semplici di interpretare le vibrazione dell’etere(concetti di spazio tempo quantico), come le vibrazioni dell’universo  possono interagire con la mente anche nelle piccole cose. In alcuni scritti proiettando se stesso nell’etere dal quale riceve onde di pensieri che trasforma in immagini suggestive nei suoi scritti. Oltre a molti passi e versi di Nat Scammacca il libro di A. Serina include anche il parere di altri ricercatori sulla validità dei testi del siculo-americano.

Glenda Scammacca

Libro di Antonino Serina

Libro di Antonino Serina

I due mondi tendono l’uno all’altro per unire deserti di polvere a sogni e sono in ciascuno di noi.

Professere/Scrittore

Professere/Scrittore

Scammacca, Due mondi. Si gira fermi con Mach, p. 33.

Antonino Senna

NAT SCAMMACCA

Poeta e filosofo della scienza

Noi Universo Piccole onde – crespalure – crespe come foglie appuntite come luce

pulsano e s’intrecciano immobili si muovono

senza muoversi

bianco su nero

ondeggiano nell’immobilità

del mondo intero.

Gioca gioca col silenzio, Ericepeo II,… p. 27

… la realtà della stessa esistenza è un etere fornito di fotoni-quanti che non si muovono ma oscillano e noi siamo manifestazioni di quelle oscillazioni come quelle dell’acqua…

Nat Scammacca in A meeting with David B. Axelrod and Gnazino Russo,… p. 55

Noi siamo come le onde e come tutti gli oggetti, siamo un fluire di eventi, siamo processi. La meccanica quantistica non descrive oggetti, descrive processi ed eventi di processi che interagiscono fra processi.

Carlo Rovelli, La realtà non è come ci appare,… p. 119

Carlo Rovelli[1]

Premessa

Poesia e scienza in Nat Scam macca

Mi perdoni per questa estrema lentezza nel rispondere. E mi perdoni l’averla dovuta obbligare a insistere. Sono stato davvero travolto dai viaggi e dalle cose in queste ultime settimane[2]. Non volevo affrettare la mia ri-

[1]      Carlo Rovelli (Verona, maggio 1956), fisico teorico e cosmologo, è direttore del gruppo di ricerca in gravità quantistica all’Università di Aix-Marsiglia e membro dell’In- slitut Universitaire de France. Dopo la lettura delle poesie filosofiche e metafisiche di Ericepeo II di Nat Scammacca, che gli avevo proposto durante l’estate scorsa nell’incontro di studi: “Dai quark alle galassie”, da lui tenuto a Soprabolzano, mi scrive in questi giorni: Io trovo molto intensa e molto vera la poesia di Scammacca e trovo molto bello e onesto il modo in cui la scienza entra in questa poesia.

Rovelli è anche filosofo della scienza; legato alla più antica tradizione greca scientifico-filosofica presocratica, riscopre soprattutto in Anassimandro e Democrito i germi dell’attuale sviluppo delle teorie scientifiche della relatività e della meccanica quantistica. Per conciliare le due opposte teorie ha lavorato con Lee Smolin e Abbay Ashckar alla Loop Quantum Gravity ‘Iheory.

La sua opera principale è: La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore 2014. Capire la struttura fondamentale granulare della realtà, secondo la gravità quantistica, spiega l’autore, significa cogliere una struttura di interazioni, di relazioni, di vibrazioni che pullulano, fluiscono, come nel sasso, nelle acque d’un lago. Noi siamo nel mondo, siamo mondo.

Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi 2014, è invece un best seller. “Un libro che ho scritto – dichiara l’autore – con amore cercando di metterci molto di quello che sono, del modo in cui percepisco e comprendo le cose”. Lo stile è vivace ed affascinante.

Tratti della sua prosa spesso manifestano intensa ispirazione poetica e grande spiritualità naturalistica, razionale e laica, perché egli realmente vive quello che scientificamente pensa.

[2]      In realtà, telefonai al professore alla fine di agosto, il 29 alle ore 9,30 e mi rispose da Stoccolma mentre partecipava all’assemblea internazionale dei fisici teorici; riprovai dopo un mese, il 30 settembre, alle 9,30 di sera, e rispose che viaggiava per Londra per essere ospite l’indomani alla RBC News; riprovai ancora dopo 15 giorni, il 14 ottobre e lasciai un messaggio alla segreteria, essendo egli occupato, dopo due giorni, il 16, ebbi finalmente la graditissima risposta.

sposta e darla troppo superficialmente; volevo anche leggere la sua introduzione. Finalmente ho trovato un poco di tempo e le rispondo. Io trovo molto intensa e molto vera la poesia di Scammacca e trovo molto bello e onesto il modo in cui la scienza entra in questa poesia. Mi sembra che con gli occhi del poeta sappia vedere la scienza a fondo e trarne lo stupore, la novità e le visioni che sono nel profondo della scienza. Insomma, il mio giudizio, da profano che capisce pochissimo la poesia, ma anche da fisico che legge con curiosità queste immagini, è del lutto positivo.

Carlo

email, 16 ott. 2015.

Presentazione

Come decifrare lo Scammacca del Dicono che tutto è movimento

“ … come decifrare lo Scammacca del ”Dicono che lutto è movimento… ”. Lavoro arduo, difficile, quello di Serina, come è sempre difficile  coniugare poesia e scienza”.

Confesso che di primo impatto, avendo letto in gioventù alcune produzioni del poeta, il solo titolo di questo ultimo, almeno per ora, originale lavoro di Antonino Serina aveva suscitato in me una serie di interrogativi. Scammacca e la scienza? Serina e Scammacca, l’epistemologia e la poesia? Ma che rapporto ci può essere in questa strana simbiosi? Poi ho letto. E istintivamente, mi sono ritrovato a ripensare l’aforisma di Shakespeare per cui “ci sono più cose in cielo e in terra… di quante ne sogni la filosofia”.

Conosco Antonino Serina da più di trentanni e debbo riconoscere che la sua capacità di ricerca, le sue intuizioni, il suo percorrere libero le vie della ragione non finiscono mai di sorprendermi; in particolare questo suo scritto sui circuiti riverberanti la narrazione dell’io-noi nella poetica di Nat Scammacca, Un poeta capace di approdare, secondo Serina, dallempirio-criticismo di Mach alla meccanica quantistica, per cui” la coscienza si riduce a fisicità o corporeità che si integra con la sensibilità del percepire in un universo psicofisico ondulatorio”.

Spesso si è detto che la scienza darebbe risposte parziali e la filosofia porrebbe solo domande, senza però poter dare risposte; in verità la filosofia ha sempre dato risposte, visioni del mondo, interpretazioni dell’uomo, dimostrazioni di principi e continua a darne.

Al contrario il problema nasce piuttosto dal fatto che le risposte sono troppe, perché siamo sul terreno delle idee, delle argomentazioni razionali, umane, finite, senza possibilità di controllo empirico e di un metodo di verità universalmente accettato. In ogni caso, entrambe, scienza e filosofia restano sul terreno ineludibile della finitezza, della storicità, della fallibilità, con le loro rispettive risposte razionali ai problemi affrontati.

Saggiamente scrive Serina che le descrizioni poetiche dello Scammacca “possono apparire surreali, fantasiose, deliranti perché appartengono alla realtà scientifica e non tutti sono disposti ad accettarla o a comprenderla … ma i fondamenti scientifici e filosofici credo che corrispondano a prospettive scientifico-filosofiche valide anche se discutibili”

D’altra parte come decifrare lo Scammacca del “dicono che tutto è movimento e il mio sentire è legato a questo pensiero”. E che significato attribuire a “si gira fermi con Mach, solo noi restiamo fermi”.

Alla base delle tesi di Antonio Serina c è, intanto, un imponente impianto filosofico, vi sono poderose letture, ma c’è in particolare la considerazione che la filosofia è integralmente problematica, cioè totalmente critica, per cui nessuna posizione, anche metafisica, è mai definitiva, perché ha sempre da riconquistarsi il terreno rispetto a nuove obiezioni possibili.

Oggi, soprattutto, nel tempo in cui lo scenario aperto da Heisemberg e Bohr attende ancora di essere chiarito. Infatti, per il principio di indeterminazione tanto più precisa è la misura della posizione di una particella, tanto meno precisa è la misura della sua velocità e viceversa; cioè noi non possiamo accreditarci come osservatori neutrali di un universo dalle proprietà da noi perfettamente conoscibili, come voleva il vecchio realismo, perché le qualità specifiche che misuriamo e che attribuiamo alla realtà esterna sono invece relative al modo in cui le otteniamo e dipendono dai punti di vista da cui partiamo.

In altri termini, sul piano dell’indagine scientifica è gioco forza passare da una prospettiva exo-fisica che guarda la natura per indagarne le leggi da fuori, da una astratta posizione di assolutezza, ad una prospettiva endo-fisica, in cui si tiene conto della nostra presenza di esseri umani viventi nella natura”.

Siamo di fronte alla crisi dello stesso concetto di verità dal momento che, unitamente alle suggestioni che vengono appunto dal campo della scienza, già a partire da Nietzsche si era messa in discussione l’idea stessa dell’essere concepito come misura stabile e definitiva della realtà retta da principi conoscibili, un essere concepito come ordine della natura e insieme della razionalità.

E allora ritorna la poesia, le sue misteriose anticipazioni e “la sensazione musicale delle cose” che in Scammacca diventa “richiamo al rapporto io-universo, non solipsismo, narcisismo, ma rapporto cosmico, un io dilatato, un noi con valore di rappresentanza collettiva”.

Eraclito scriveva che “noi stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”. E poiché nessuna impresa conoscitiva sensata, sia essa scientifica, filosofica e anche metafisica, può accampare la pretesa di cogliere la totalità del reale, anche l’eclettico ma realista Plutarco riteneva che i miti poetici potessero essere riflessi di verità superiori, convinto assertore della loro necessità non come assoluta verità, bensì quale patrimonio universale da cui attingere.

Così Serina, indagando sul poeta siculo-americano, cerca di cogliere la scienza in una natura che poeticamente ama nascondersi e mostrarsi, mettendo insieme realtà lontane, linguaggi diversi, in nome non dell’unicità ma dell’unità del reale.

Lo Scammacca dei “due mondi che tendono l’uno all’ altro per unire deserti di polvere a sogni e sono in ciascuno di noi” oggettivizza di fatto il rapporto io-universo non assolutamente scindibile e non necessariamente possibile altrimenti.

Desistenza dell’uno è esistenza dell’altro, costituiscono una totalità autoreferente solo nell’unità, sono la natura, quel ‘ardo et connexio idearum est ac ordo et connexio rerum” del vecchio Spinoza, alla luce delle nuove spiegazioni scientifiche degli empiriocriticisti Mach e Avenarius ”.

Per Serina la compartecipazione cosmica dell’io diviene uno degli aspetti fondamentali del pensiero scammacchiano e così ’’come il mondo esterno è divenuto mondo interno, il mondo fisico e il nostro mondo psichico sono due mondi che tendono all’unità dentro ciascuno di noi”. Non a caso, nota che “fuori della sensazione non esiste niente di reale, neanche le cose, gli oggetti… e fisica e psicologia si diversificherebbero solo per la diversa funzionalità”.

Fino a poco tempo fa nessuno pensava che l’energia emotiva fosse un flusso,” il flusso di oscillazioni di energia fisica ondulatoria che fa dell’io, del noi e di tutto ciò che esiste, un unico mondo, un’unica realtà fisica e psichica… in cui tutti siamo fatti di quanti, di particelle elementari, di onde elettromagnetiche, di forze interattive”. Scammacca, con la sua scrittura, decisamente futurista, viva, veloce rapsodia di una armonia quasi corporea, in tempi non sospetti, secondo il Nostro, ha colto questa essenza con una chiave di lettura capace di riflettere sui misteri sfuggenti al raziocinio umano ma anche di contenerne l’impeto della fluttuazione tra il fuoco di Prometeo (la scienza) e l’incanto di Orfeo (la poesia).

Lavoro arduo, difficile quello di Serina, come è sempre difficile coniugare poesia e scienza. Soprattutto in questo caso, per la stessa atipicità della poesia di Scammacca, straordinario interprete della propria esistenza, istintivo, sognatore, libertario, uomo vero a Erice Creedmoore, laggiù sotto il cielo del Queens. Pazzo, anziché filosofo per alcuni, proprio per quell’essere insieme egocentrico e sensibile, lunatico e solare, viscerale e razionale, presente e lontano. Poeta e filosofo, per Serina, appunto perché nei suoi scritti la dualità fenomenologica si compone in una unità antropologica, capace di andare oltre la quieta persistenza di una scialba accettazione delle cose, “senza comprenderle” come direbbe Heidegger.

Si può essere più o meno d’accordo sull’analisi, non semplice e mai banale, del nostro autore e rimane sospeso e senza risposta il chiederci se in qualche modo, sul piano della interpretazione, l’io narrante sia stato condizionato dall’io narrato e viceversa, una sorta di bivalente felice o sofferta trasposizione, tipica o forse necessaria tra lo scrittore e l’oggetto del suo scrivere, ma certo quest’opera è decisamente da leggere, come tutti i buoni scritti che suscitano interesse, interrompono certezze e aprono a considerazioni altre che meritano ulteriori riflessioni. Di certo, a parte la passione e Vimpetus intellettuale, nel vergare il presente lavoro non sono mancate l’etica del coraggio, della libertà, la voglia di ricerca il chiedersi laicamente il perché delle cose.

Oggi si è più numerosi che mai prima a pensare che l’opera liberatrice della ragione e della scienza non è esaurita e l’universo non è né logico, né assurdo, non è giusto né ingiusto, è soltanto così come è.

Grazie anche a pensatori come Serina, perché ogni volta che ci offre le sue riflessioni ci aiuta a capire, a interrogarci sempre su qualcosa di nuovo, con la sua capacità di andare oltre gli schemi predefiniti, di uscire fuori dal banale, quotidiano, uso di un senso comune, che oggi è solo conformismo, più o meno interessato. Serina sa più di noi, perché ce lo dicono i suoi scritti, che il futuro è soprattutto cogliere l’autenticità di un presente libero dalla paura e dal dogmatismo.

Salvatore Bongiorno

 

 

È davvero incredibile per molti, anche dei suoi amici, immaginare Scammacca filosofo della scienza; uomo piuttosto straordinario sì, ma strano, tanto strano da essere ritenuto pazzo, anziché filosofo. Una serie di interrogativi che lo interessano, e possono interessare anche noi, ruotano attorno a un punto centrale: il mondo fisico e il mondo psichi- co-mentale sono due mondi diversi, come comunemente si crede, oppure cé un’unica realtà cosmica? L’io e l’universo sono due realtà o sono compartecipi della stessa unità cosmica? Che senso ha la vita in una dimensione cosmica? La concezione che non esistono due mondi, vale a dire uno terreno e un altro divino, ma una unità universale, è la visione scientifica e rivoluzionaria proposta da Einstein.

(Dall’Introduzione dell’Autore)

Antonino Serina, nato a Castellammare del Golfo (TP), il 6.10.1933, licenziato in Scienze Bibliche, ha conseguito il dottorato in Teologia alla Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino” in Roma con la Dissertatio ad lauream e la pubblicazione di La figura di Melchisedec nel Salmo CX, 4 (Il Sacerdozio e il Messianismo Sacerdotale del re Davide 1966), ed. Vento, Trapani 1970. Ricevuto l’incarico dell’insegnamento biblico al “Major National Seminary di Lacor’” (Uganda del nord), unì all’attività didattica quella della ricerca etno-antropologica sul campo fra i Lotuho, profughi dal Sudan, sui quali ha pubblicato il volume Miti e riti dei Lotuho del Sudan Meridionale. Attualità dell’analisi morfologico-strutturale di V. J. Propp e dello strutturalismo di C. Lévi-Strauss, Di Girolamo Editore, Trapani 2002. Conseguita anche la laurea in filosofia all’Università degli Studi di Palermo (1974), ha insegnato Filosofia negli Istituti Superiori di Stato ed Antropologia socio-culturale presso l’Istituto di Scienze Umane e Religiose di Trapani, di cui è stato anche direttore. Ha proseguito gli studi sulle sue esperienze in Africa ed ha pubblicato un breve saggio a carattere divulgativo di antropologia africana dei popoli nilotici e nilo-camiti: Africa. Pagine di un diario, Di Girolamo Editore, Trapani 2006. Ha dato alle stampe: Ho incontrato Nat Scammacca, Edizioni Arianna, Ceraci Siculo, 2013, saggio sulla sicilianità, la moralità e la religiosità laica di Nat Scammaca, libero pensatore. Di recente ha seguito il corso di fisica “Dai quark alle galassie”, tenuto dal prof. Carlo Rovelli ed organizzato da ASIA a Soprabolzano dall’ 11 al 18 luglio 2015, ottenendone il Certificato di frequenza. Prossima pubblicazione: Il sentimento cosmico religioso di Einstein e il naturalismo religioso di Carlo Rovelli.